domenica 13 dicembre 2015

TEATRO PETRUZZELLI, ACCOGLIENZA ENTUSIASTICA PER L'ELISIR D'AMORE DI G. DONIZETTI

APPLAUSI CALOROSI PER L’ELISIR D’AMORE AL PETRUZZELLI


Bari – Pubblico entusiasta per la prima de “L’Elisir d’amore” di Gaetano Donizetti al Teatro Petruzzelli. Siamo alla prima dell’opera del compositore bergamasco ma tutto lascia pensare che sarà successo anche nelle successive 6 repliche che termineranno il 22 dicembre, in pieno clima natalizio. Un’opera molto significativa, scritta in soli quindici giorni per andare in soccorso all’impresario Alessandro Lanari, trovatosi all’improvviso senza un’opera da proporre per la sala già presa in affitto, che ebbe da subito un grande ed inatteso successo. Pur con il limitatissimo tempo a disposizione per soddisfare la richiesta ricevuta, Donizetti riuscì a coinvolgere Felice Romani per la scrittura del libretto, tratto dal testo “Le philtre” di Eugene Scribe e calibrò una serie di trovate musicali che si legavano perfettamente all’intima natura dei personaggi ed alle situazioni sceniche presenti nel testo. Quest’opera, tra l’altro, rappresentata in un teatro di secondo rango a Milano, quale era quello della Canibbona, è una delle sole quattro opere pre-verdiane insieme al “Barbiere di Siviglia” di Gioacchino Rossini, la “Norma” di Vincenzo Bellini, la “Lucia di Lammermoor dello stesso Donizetti, rimaste nel repertorio, senza interruzione, fino ai nostri giorni. L’imprevisto (anche dall’autore) e duraturo successo riabilitò il compositore bergamasco, riaffrancandolo dopo la fredda accoglienza ricevuta nella precedente opera “Ugo conte di Parigi” al Teatro alla Scala.  Molto interessante l’allestimento messo in scena ad opera della Fondazione del Teatro Lirico di Cagliari con l’attenta e scrupolosa regia di Michele Mirabella e l’ottima direzione di Giuseppe  La Malfa.
Splendidi i costumi di Alida Cappellini e le luminosissime scenografie di Giovanni Licheri con il disegno luci di Franco Angelo Ferrari che descrivono folti campi di grano, l’aia di una fattoria di fine settecento dei paesi baschi e le casette dei contadini: un perfetto ambiente bucolico. Sul palco i protagonisti del melodramma giocoso: Maria Grazia Schiavo e Aldo Caputo nei ruoli principali di Adina e Nemorino, Bruno Taddia nel sergente seduttore Belcore, l’eccellente Domenico Colaianni nel ruolo del fantomatico  dottore ciarlatano, la contadina Giannetta, interpretata da Marta Calcaterra ed ancora il Coro della Fondazione Petruzzelli, sempre ottimamente preparato dal maestro Franco Sebastiani. Due atti che scorrono velocemente e gradevolmente sia per il genere semiserio dell’opera che per le qualità vocali dei protagonisti. Su tutti spiccano indubbiamente l’incantevole soprano Maria Grazia Schiavo, che ha messo in mostra tutte le sue qualità “belcantistiche”, che il basso-
baritono Domenico Colaianni, che alle qualità vocali accompagna sempre quelle di presenza scenica, accolti entrambi a fine spettacolo da un’ovazione entusiastica; pure molto applauditi il tenore Aldo Caputo, il baritono Bruno Taddia ed il Coro della Fondazione Petruzzelli. Si avvia alla conclusione una buona stagione, in attesa del nuovo anno che si aprirà con “Le nozze di Figaro” di W.A. Mozart.

Gaetano Laudadio
Le foto sono di Cofano


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